Claudio Tesser – If I Could Only Remember My Name | GMR.2 Mestre | 14.12 – 26.01.2024

 

 

If I Could Only Remember My Name

…è il titolo di un album di David Crosby e questa frase mi ha sempre colpito per la sua dolce ambiguità che sa di spaesamento e di ironia, così ho pensato di prenderlo in prestito per un’esposizione che presenta due momenti e due modi di approccio allo spirito giapponese assai diversi. …nei lavori a matita su cartoncino vengono raffigurati due topoi della bellezza del Giappone, il foliage autunnale, uno spettacolo sfolgorante, acceso, un incendio di colore in un giardino, un fuoco di trasformazione, nell’altro la delicatezza della fioritura dei ciliegi, periodi nei quali si riflette sul trascorrere del tempo sull’impermanenza delle cose sul loro valore che si rivela in un attimo irripetibile. “Visions apocalyptiques d’un monde en destruction, par un incendie purificateur. De cette explosion volcanique, dont l’homme est l’acteur mais aussi le spectateur, naîtra un nouvel univers. Sera-t-il plus apaisé? – Visioni apocalittiche di un mondo in distruzione per un incendio purificatore. Da questa esplosione vulcanica dove l’uomo è l’attore, ma anche lo spettatore, nascerà un nuovo universo. Sarà più pacificato?” (Ilinca Fortuna, regista, nel Musée du Louvre e in altri musei europei ha immaginato workshops sul dialogo tra Musica e Arti visive). …sono due momenti di lavoro che davvero potrebbero non appartenere alla stessa persona, almeno da un punto di vista della realizzazione: da una parte una figurazione quasi ostinata e forse anche estenuata, dall’altra una rarefazione coloristica di acquerelli e carte orientali; eppure, il focus per me è lo stesso nell’esplorazione di paesaggi in continua trasformazione e transizione. …l’haiku è un breve componimento poetico di 17 sillabe o più correttamente 17 more ovvero delle unità fonologiche, Soseki Natsume scrive “(…) basta porre davanti a se stessi le proprie sensazioni e indietreggiando di qualche passo da esse considerarle tranquillamente nella loro nuda verità (…) esistono molti sistemi, ma quello più a portata di mano è vedere tutto ciò che accade ridotto a 17 sillabe (da Il guanciale d’erba, Vicenza 2001). …l’haiku è breve, immediato e sconfinato, lascia sconcertati come una tale laconicità possa recare con sé il senso dello spazio, dell’ulteriore, possa indurre non solo alla riflessione ma alla compostezza ad un atteggiamento di dignitosa apertura. …nell’haiku troviamo concetti cardine dell’estetica giapponese, quella in particolare sviluppatasi in ambiente buddhista, troviamo Wabi - Sabi, ovvero la bellezza nostalgica, sobria che si adatta alla cose comuni e rustiche che portano i segni del passare del tempo, la bellezza dell’imperfezione, troviamo Karumi, la leggerezza del quotidiano, troviamo Yugen ovvero “una profondità misteriosa; il suo fascino consiste nel non poter mai essere completamente vagliata e svelata” (Leonardo Vittorio Arena prefazione ad Haiku, Milano 1995).

…l’haiku lo si legge, lo si ascolta, lo si guarda fluttuare nello spazio, lo si custodisce e talvolta lo si colora; l’haiku si centellina, si assapora, difficilmente lascia appagati, più di sovente ci si sente ammirati, stupiti, incerti, sconcertati, addirittura spaesati; l’haiku ti toglie il terreno da sotto i piedi; l’haiku porta in sé una proposta di avventura, richiede una certa dose di abbandono, anche piccola ma luminosa, si potrebbe dire che l’haiku ci invita a sperimentare ciò che accade da una prospettiva più spaziosa. …in questi lavori non c’è nessuna intenzione di illustrare la poesia e tantomeno di usarla come didascalia, semmai, potrei sintetizzare, che gli acquerelli rappresentano una esplorazione rispettosa e partecipe degli haiku e del loro mondo. …ci sono delle linee portanti, ovvero da una parte interpretare il riverbero del testo, un’atmosfera tradotta col colore, dall’altra proporre tavole prive di contenuto testuale, ma partecipi dell’ambiente di riferimento, una sorta di tentativo di realizzare haiku attraverso il colore e l’astrazione.