Portraits and masterpieces

BARRY X BALL

Portraits and Masterpieces

a cura di Laura Mattioli

Museo del Settecento veneziano, Ca’ Rezzonico
dal 4 giugno al 31 ottobre 2011

Barry X Ball è uno scultore americano nato in California nel 1955.

Dal 1998 realizza opere figurative in marmo:
-Ritratti di personaggi del mondo dell’arte che ha conosciuto personalmente.
-Masterpieces (Capolavori), opere tratte da famose sculture antiche per mezzo di uno scanner 3D, la cui immagine è trasformata poi a computer, trasportata nella pietra con dei robot guidati dal computer e infine rifinita a mano (per ogni scultura sono occorse dalle 1.000 alle 5.000 ore di lavoro a mano).
-Scholar Rocks, opere ispirate alla tradizione cinese di prendere delle pietre naturali e montarle su piedistalli come se fossero opere d’arte. Ball realizza con il marmo opere completamente fatte dall’uomo, quindi pietre naturali lavorate artificialmente, e ricava spesso dallo stesso blocco anche il basamento.
Ball usa marmi pochissimo o mai usati per realizzare sculture figurative.
Replica lo stesso soggetto in marmi diversi esaltando così la diversità del risultato dovuta alle qualità specifiche di ogni materiale.

1° Piano
Pianerottolo della Scala d’Onore: ritratto costituito da nove teste del collezionista Giuseppe Panza di Biumo. Marmo bianco della Macedonia. 1998-2001.
Giuseppe Panza fu il primo grande mecenate dell’artista e acquistò quasi tutta la sua produzione dall’inizio degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta. Si tratta del primo ritratto realizzato da Ball, che si ispira alla ritrattistica romana: infatti negli atrii delle case patrizie romane erano presentate le teste tratte dalla maschera funeraria degli antenati (i Lari).  Il collezionista è raffigurato a volte con gli occhi aperti, perché sa guardare con acutezza fuori da sé la realtà del mondo dell’arte contemporanea, altre volte con gli occhi chiusi, rivolti alla sua profonda spiritualità interiore.
Sala dell’Allegoria Nuziale: ritratto doppio di Jeanne Greemberg Roathyn, gallerista dell’artista fino al 2010. Marmo nero del Belgio. 2007-2010.
Questo tipo di marmo si presta bene ad evidenziare i disegni sulla superficie della scultura, come i motivi floreali e i diversi tipi di finitura (a righine, opaca, lucida ecc.). Nelle parti lucidate diventa leggermente riflettente.
Sala dei Pastelli: ritratti dell’artista Lucas Michael e della collezionista Laura Mattioli Rossi. Lapislazzuli del Messico con impurità gialle. 2000-2005.
Il ritratto di Laura Mattioli Rossi è ispirato alla famosa scultura egizia chiamata Neferiti di Berlino e come questa presenta un occhio aperto e un occhio chiuso, iconografia a cui Barry X Ball attribuisce lo stesso significato del ritratto di Giuseppe Panza.
Sala degli Arazzi: ritratto dell’artista Lucas Michael in onice del Pachistan. 2000-2006, 2008.
Il volto è molto allungato verticalmente, con gli occhi chiusi in un sonno di morte e con delle “gocce” lucido- liquide sulla superficie.
Sala del Trono: Envy (2008-2010) e Purity in calcite del favo dorata proveniente dal Messico. 2008-2009.
Envy è stata tratta dalla scultura L’Invidia di Giusto le Court (1670 ca.) esposta nel Portego di Ca’ Rezzonico e Purity da La Purità (Dama Velata) di Antonio Corradini (1720-17 25 ca.), attualmente esposta nella sala del Parlatorio al 2° piano del Museo.
Questo tipo di marmo, con venature interne molto evidenti ma anche particolarmente trasparente, non è mai usato nella scultura figurativa in quanto interferisce con la percezione della forma e dei dettagli scolpiti sulla superficie. A Ball interessano, in particolare, sia la luminosità del materiale che la sua capacità di rendere più ambigua e ricca la comprensione della forma e quindi del soggetto.
Portego: Envy in marmo nero del Belgio (2008-2009) è esposta a fianco del suo prototipo, L’Invidia di Giusto le Court (1670 ca.).
La figura è rappresentata come se fosse specchiata rispetto all’opera antica  per “mostrare” di essere stata disegnata a computer. Infatti solo così è possibile un perfetto rovesciamento destra-sinistra.
Sala del Tiepolo: Scolar Rock in marmo nero del Belgio e onice messicana. 2002-2006.
La forma rocciosa è fortemente allungata verso l’alto e presenta il lato frontale rosso e il alto posteriore bianco per il modo in cui l’artista ha volutamente tagliato il marmo.
Passaggio delle Porcellane: due diversi ritratti di proporzioni ridotte della gallerista Jeanne Greenberg Roathyn in onice del Messico. 2007-2008.
A differenza del ritratto in marmo nero, qui oltre al disegno sulla superficie della testa sono molto evidenti le venature del marmo, che vengono a sovrapporsi ad esso creando un insieme particolarmente complesso, da leggere – anche simbolicamente- come sovrapporsi di diverse realtà nella stessa persona.
Sala della Biblioteca: ritratto dell’artista Lucas Michael in marmo dorato del Portogallo. 2000-2002.
Si tratta di uno dei primi ritratti realizzati dall’artista, in cui malgrado il forte allungamento prevale una forma classica e austera, esaltata dal colore del marmo caldo e inconsueto.
Sala di Passaggio: autoritratto dell’artista in onice del Messico. 1998-2004.
Ritratto i dell’artista Lucas Michael in marmo dello Utah. 2000-2004.
Sala di Brustolon: Sleeping Hermaphrodite in marmo nero del Belgio. 2008-2010.
L’opera è ispirata all’Ermafrodito dormiente oggi conservato al Louvre e composto da una figura giacente (che riproduce in marmo un bronzo greco del periodo ellenistico andato perduto) e un materasso realizzato dal giovane Bernini. A differenza dell’opera del Louvre, che è costituita dall’unione di parti diverse sia per materiali che per epoche di lavorazione, la scultura di Barry X Ball è un monolite in marmo nero e le diversità fra i materiali rappresentati è evocata dal diverso trattamento delle superfici.

2° Piano
Sala dei Guardi: Envy in onice bianca neve dell’Iran. 2008-2010.
Questo materiale è particolarmente interessante in quanto risulta quasi perfettamente omogeneo e trasparente alla luce. In questo caso però la superficie è stata trattata in modo da ottenete un effetto lattiginoso, notevole soprattutto se paragonato alla superfice della Purity eseguita nello stesso materiale ed esposta nella Sala del Parlatorio, dove invece sono esaltate al massimo le qualità di trasparenza.
Camerino degli armadi: ritratto dello scultore Jon Kessler in marmo italiano “fantastico”. 2001-2005.
In questo caso è particolarmente evidente la sovrapposizione delle venature del marmo, che l’artista ha deciso di usare con un andamento obliquo e parallelo alla composizione d’insieme della statua, alla decorazione di matrice vittoriana che complica e arricchisce la superficie.
Sala delle lacche cinesi: piccola Scholar Rock monolite in onice del Messico. 2002-2006.
Scolar Rock fortemente allungata, monolite in onice del Messico. 2002-2006.
Sala di Pietro Longhi: ritratto in della gallerista Jeanne Greenberg Rohatyn, in calcite del favo dorata. 2007-2009.
Sala del Parlatorio: Purity in onice bianco neve del Pachistan (2008-2009), a fianco del suo modello, La Purità (Dama Velata) di Antonio Corradini (1720-1725 ca.).
La scultura di Ball è specchiata e fortemente trasparente rispetto al suo prototipo, nel quale il marmo bianco italiano evidenzia maggiormente il disegno delle pieghe rispetto alla massa della figura. L’opera contemporanea vuole essere al tempo stesso potente e lieve, plastica e trasparente.
Sala dei Centauri: Envy in onice del Messico. 2008-2011.
In questo caso le irregolarità e le cavità naturali del marmo interferiscono con la forma della scultura e il suo modellato, potenziandone la forza espressiva.
Sala del Mondo Nuovo: ritratto dell’artista Lucas Michael, in onice del Messico. 2000-2006.
La scultura è esposta in mostra con il volto rivolto verso il muro per assimilarsi alle figure dipinte da Gian Domenico Tiepolo negli affreschi della sala del Museo, pure raffigurate di spalle. Le coloriture e i buchi naturali dell’onice conferiscono al ritratto una drammaticità che contrasta con la classicità della testa e la sua espressione impassibile.

3° Piano
Farmacia:
ritratto dell’artista Mattew McCaslin, in onice del Messico traslucida (Puebla). 2000-2004.
Interpretato come “agonia ed estasi”, la figura è il risultato dell’unione di due teste – quella superiore con i lineamenti sporgenti, quella inferiore capovolta e con i lineamenti scavati all’interno del volto- e dalle braccine della figlia di 3 anni dell’artista. Tutta la figura tende drammaticamente verso l’alto, quasi a volersi liberare del peso della materia. Anche le venature del marmo, particolarmente trasparente e dall’aspetto vitreo, contribuiscono ad aumentare l’effetto di ascesi del corpo informe, che ben si sposa con le suggestioni alchemiche del luogo e dei vetri antichi che esso contiene.

Laura Mattioli