{"id":14321,"date":"2018-06-23T11:24:18","date_gmt":"2018-06-23T09:24:18","guid":{"rendered":"https:\/\/galleriamichelarizzo.it\/ryts-monet-forse-vincerai-di-pietro-gagliano\/"},"modified":"2022-07-28T17:49:17","modified_gmt":"2022-07-28T15:49:17","slug":"ryts-monet-forse-vincerai-di-pietro-gagliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/galleriamichelarizzo.it\/en\/ryts-monet-forse-vincerai-di-pietro-gagliano\/","title":{"rendered":"Ryts Monet. Forse vincerai di Pietro Gaglian\u00f2"},"content":{"rendered":"<div id=\"pl-14321\"  class=\"panel-layout\" ><div id=\"pg-14321-0\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-14321-0-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-14321-0-0-0\" class=\"so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"0\" ><div class=\"so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base\">\n<div class=\"siteorigin-widget-tinymce textwidget\">\n\t<p>\u201cForse vincerai\u201d \u00e8 un\u2019ipotesi o un augurio, o anche una sardonica professione di dubbio che relativizza ogni certezza rispetto agli umani successi. In forma di cartiglio spunta dalle briciole di un biscotto della fortuna di un ristorante cinese e per Ryts Monet innesca un confronto dialettico con le ossessioni della cultura contemporanea: la memoria, l\u2019identit\u00e0, la forma visibile delle cose e le ambiguit\u00e0 che ne nascono. Una delle contraddizioni pi\u00f9 irrisolte delle civilt\u00e0 riguarda l\u2019investimento di senso nelle immagini: una iconofilia che talora degenera in fanatismo e che con l\u2019avvento della riproducibilit\u00e0 tecnica ha originato una crisi rispetto alla determinazione della realt\u00e0 effettiva. \u00c8 l\u2019ossessione del visibile, \u00e8 l\u2019equivoca fiducia nella rappresentazione del s\u00e9 collettivo e individuale che si fonda sulla fragilit\u00e0 di un riconoscimento automatico e acritico in simboli ridotti a feticci, in figure degradate a semplice apparenza, e riguarda tanto la Storia del mondo quanto le storie personali. In questa prospettiva \u201cla costruzione e la demolizione dei monumenti\u201d, come scrive Gerard Raunig, \u201csono parte di uno stesso gioco\u201d\u00b9, rispettano la presunzione che la registrazione di un\u2019immagine o la sua distruzione siano il punto supremo della certificazione dell\u2019identit\u00e0. Per questo motivo in alcuni luoghi i monumenti vengono fatti saltare in aria e altrove vengono replicati, riprodotti, imitati, come avviene per le effigi degli uomini politici e, su un\u2019altra scale, per i ritratti dei protagonisti della nostra geografia sentimentale. Vanamente, nell\u2019uno e nell\u2019altro caso.<\/p>\n<p>Ryts Monet si \u00e8 concentrato in vari modi su questo tema nel corso della sua ricerca, isolando ogni volta fattori controversi del rapporto che l\u2019uomo contemporaneo intreccia con il vasto panorama della produzione di immagini, delle iconografie del potere, dei miti dell\u2019identit\u00e0 e della realizzazione personale sollecitati dal sistema consumista. Un altro dozzinale oracolo cinese (\u201c<i>You are going to find recognition<\/i>\u201d) diventa cos\u00ec la chiave per interpretare il rapporto tra una vecchia cartolina di Roma, con le tre colonne superstiti del Tempio dei Dioscuri, e la banconota da cinque dollari dove appare il Lincoln Memorial del 1922 a Washington, con le sue colonne che sono la citazione di una malintesa citazione neoclassica del mondo antico. L\u2019artista descrive senza moralismi l\u2019irrevocabile vocazione dell\u2019umanit\u00e0 a contraffare i simboli, a distruggerli, a crearne di nuovi, e la sua disinvoltura nello scambiare la realt\u00e0 con la sua rappresentazione. Tutto questo avviene con le dinamiche del consumo accelerato, in uno scenario dove il vecchio e il nuovo, l\u2019autentico e i suoi scimmiottamenti giacciono nello stesso paesaggio di rovine avvolte in un moto continuo.<\/p>\n<p>La serie <i>Miracolo da 50 punti<\/i> (presentato qui per la prima volta) di cui fa parte l\u2019opera appena descritta (assieme ad altre tra cui <i>Maybe you will win<\/i>)<i> <\/i>\u00e8 solo l\u2019ultimo progetto dedicato al senso dell\u2019umanit\u00e0 per i monumenti. All\u2019origine si trova <i>Sisters<\/i>, del 2014, una serie di ottantotto immagini di copie della Statua della Libert\u00e0 riprese in altrettanti luoghi (in mostra ne vengono presentate 22, tra cui anche quella della statua che si trova a Parigi, originaria, anche se non originale rispetto al colosso newyorchese). L\u2019opera \u201csintetizza l\u2019indifferenza in cui cade l\u2019icona, in questo caso la controversa paladina delle libert\u00e0 democratiche, spogliata di senso, dilatata e contratta come una serigrafia pop\u201d\u00b2, e traslata a ornare giardini privati, periferie anonime e centri commerciali.<\/p>\n<p>Al centro ideale di questa attenzione si trova <i>Lamassu<\/i>, emblema del conflitto tra&nbsp; la furia iconoclasta dell\u2019estremismo, che produce rovine di rovine, e la moltiplicazione del feticismo occidentale nei loro confronti. Lamassu \u00e8 il nome di una divinit\u00e0 assira, un demone alato dal corpo di leone e dalla testa umana che spesso sovrintendeva benevolo gli ingressi dei palazzi e dei templi. Nel 2014 il millenario Lamassu della citt\u00e0 di Nimrud in Iraq ha condiviso la sorte di distruzione di altre vestigia della civilt\u00e0 mesopotamica, devastate dall\u2019ISIS. Il frammento delle due zampe anteriori, \u00e8 stato rilevato con una scansione 3D\u00b3.&nbsp;Le zampe artigliate di Lamassu, sono ora una malinconica \u201cscultura dell\u2019immagine di una scultura\u201d che racconta il fatale ciclo di ascesa e caduta, di gloria e dissipazione di ogni cosa umana. E aggiunge un po\u2019 di sconforto rispetto al progresso della civilt\u00e0 e un po\u2019 di cinismo riguardo all\u2019ottimismo acefalo cui si ispira la tecnologia.<\/p>\n<p>Quasi disposto ortogonalmente rispetto a questo percorso sui monumenti e la memoria si trova un\u2019altra interpretazione delle contraddizioni del mondo. <i>RIOT:<\/i>, un\u2019iscrizione in lettere dorate&nbsp; sulla vetrina dello spazio espositivo, racconta in sintesi un articolo di fisica sulla formazione dell\u2019oro sul nostro pianeta. Il fatto che il simbolo dei conflitti e della protervia sia una presenza aliena, e la polisemia di \u2018riot\u2019 (disordine, protesta, sommossa), si connettono idealmente al video <i>The Battle of Bijlmer<\/i> (visibile solo la sera dell\u2019inaugurazione). Una telecamera a circuito chiuso ha ripreso una competizione di freestyle-rap, organizzato tramite un bando aperto ai rapper del quartiere di Bijlmer, Amsterdam, dove convivono abitanti di 130 diverse nazionalit\u00e0 e solo il 30% \u00e8 olandese. L\u2019unico vincolo imposto ai partecipanti era quello di utilizzare ciascuno la propria lingua nativa durante la competizione: una nuova Torre di Babele che dai suburbi europei si congiunge ai panorami biblici della Mesopotamia, con l\u2019origine della divisione degli uomini in una reciproca incomprensione.<\/p>\n<p>Si torna dunque in Iraq, sulla linea di altre mitologie, e l\u2019intera umanit\u00e0 appare alla fine indifesa al cospetto di se stessa, schiacciata dall\u2019induzione di desideri e comportamenti in una diffusa atmosfera di sopraffazione, di violenza, di finzioni contrabbandate come realt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per leggere la versione originale:&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.drosteeffectmag.com\/maybe-will-win-pietro-gagliano-ryts-monet\/\">http:\/\/www.drosteeffectmag.com\/maybe-will-win-pietro-gagliano-ryts-monet\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00b9 Gerald Raunig, <i>Kunst und Revolution. K\u00fcnstlerischer Aktivismus im langen 20. Jahrhundert<\/i>, Vienna 2005 [ed. cons. <i>Art and Revolution. Transversal Activism in the Long Twentieth Century<\/i>, Semiotext(e), Los Angeles 2007, p. 108].<\/p>\n<p>\u00b2&nbsp;Pietro Gaglian\u00f2, <i>Memento. L\u2019ossessione del visibile \/ The Obsession with the Visible<\/i>, Postmedia Books, Milano 2016.<\/p>\n<p>\u00b3&nbsp;La scansione \u00e8 stata realizzata nell\u2019ambito&nbsp; del&nbsp; Virtual Museum of Iraq, un archivio multimediale on-line che raccoglie le principali opere e reperti presenti sul territorio iracheno. L\u2019archivio \u00e8 stato finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano e realizz ato nei laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche.<\/p>\n<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cForse vincerai\u201d \u00e8 un\u2019ipotesi o un augurio, o anche una sardonica professione di dubbio che relativizza ogni certezza rispetto agli umani successi. 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